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Siamo fatti di carne e ossa… & … di emozioni; viviamo nella natura e ne facciamo parte; ci siamo evoluti ma in noi vive ancora quella parte anim-ale che parla attraverso il corpo.
La biologia è la scienza che studia gli esseri viventi, i fenomeni della vita e le leggi che li governano. Le emozioni sono eventi fisici (sudore, palpitazione..) immediati (non mediati dalla mente) che guidano le nostre risposte e i nostri comportamenti; sono le emozioni a muoverci e a guidarci nelle varie situazioni della vita, preparano l’organismo ad adattarsi all’ambiente, spesso ancor prima che la mente ne sia consapevole (il libero arbitrio poi ci permette di scegliere se dar retta a ciò che sento o a ciò che penso).

Mosse da uno stimolo esterno o interno le emozioni salgono come un’onda,
arrivano al picco massimo, scendono e se ne vanno…

Le prime attivazioni sono nei primi anni di vita; in seguito tutto ciò che richiama un solo elemento di quel processo attiva il binario e la conseguente risposta percettiva. Con una tempistica ben definita il sintomo, a volte non percepito, compare quando l’emozione viene bloccata…il tessuto ripara quando l’emozione viene sciolta.

Ascoltare l’altro è dargli l’opportunità di “guardare oltre”, oltre le paure, i giudizi che ostacolano il cammino verso la scoperta di chi veramente siamo.
Considerare la persona nella sua interezza, investigando sul sentito e non sul pensato, permette alla persona di dialogare in modo intimo con sé stessa,
contattando la propria verità, annullando i poli positivo e negativo, giusto o
sbagliato…

A cosa serve?

Conoscere meglio se stessi è la strada verso casa.

Le sintomatologie (specie le più importanti) si presentano quando manteniamo
l’attivazione emotiva per molto tempo o con continue recidive.
Riconoscere lo stretto collegamento tra quella emozione e quella manifestazione fisica permette un punto di vista di forza dove non siamo vittime della sfortuna, attingendo alla conoscenza più profonda di noi stessi.

Sapere non evita il sintomo, ri-conoscere come emotivamente si attiva permette la vera trasformazione imparando a “fermarsi” e “scegliendo” ogni volta la strategia più efficace e consona alla propria natura.

Come si svolge una seduta?

Il colloquio verte nell’accompagnare la persona verso il riconoscimento dell’evento scatenante, accogliendola nella manifestazione emotiva, guidandola nella comprensione della manifestazione fisica, il tutto nell’ascolto più profondo e neutro.

Caso 1: Paola – Il “polso” della situazione e il richiamo del figlio

La Sfida
Paola, 64 anni, si trova a gestire una complessa dinamica familiare: suo figlio vive in Russia, ma ha lasciato la moglie e i figli piccoli nell’appartamento sotto quello di Paola. Ogni due mesi, il figlio torna in Italia per una settimana, ma Paola non riesce mai a trovare il coraggio di affrontarlo per chiedergli di assumersi le proprie responsabilità di padre e marito.

La Sintomatologia
Puntualmente, al ritorno del figlio, Paola manifesta dolore acuto al pollice sinistro, gonfiore e perdita di forza muscolare (la mano “cede”). Il disturbo si protrae da tre anni, recidivando a ogni visita.

Il Percorso (Biologia delle Emozioni)
Secondo la biologia delle emozioni, il pollice rappresenta  la capacità di dirigere o “tenere le redini”. Il dolore ai tendini e ai muscoli riflette un senso di inadeguatezza nel non essere “scattante” e nel non avere abbastanza “polso” (radice del polso) per imporsi. Essendo Paola destrimane, il lato sinistro richiama  il rapporto madre/figlio.

Il Risultato
La presa di coscienza del legame tra la sua incapacità di comunicare col figlio e il dolore fisico ha interrotto il circolo vizioso. Riconoscendo l’origine del sintomo, Paola ha potuto evitare che la recidiva peggiorasse, cambiando l’approccio emotivo alla situazione familiare.

Caso 2: Patrizia – Difendere l’integrità e lo spazio vitale

La Sfida
Patrizia, 58 anni, vive un’esperienza di profondo disagio durante i suoi viaggi settimanali in treno a causa di un uomo che percepisce come “viscido e sporco”. La situazione culmina in un contatto fisico non cercato: l’uomo le tocca il seno sinistro graffiandola, attivando in lei un forte senso di invasione e sporcizia.

La Sintomatologia
Patrizia manifesta tensione e un leggero arrossamento locale al seno sinistro, punto di contatto con l’uomo. Questi sintomi compaiono in seguito all’evento traumatico e alla successiva reazione liberatoria.

Il Percorso (Biologia delle Emozioni)
In biologia, il derma risponde al “sentito” di attacco all’integrità o di essere insudiciati. Il sintomo fisico è la traccia biologica in riparazione dell’offesa subita. La risoluzione è avvenuta quando Patrizia ha finalmente reagito, affrontando l’uomo e ristabilendo il proprio confine.

Il Risultato
L’analisi del caso ha permesso a Patrizia di verificare la connessione immediata tra l’evento emotivo (l’attacco al seno) e la manifestazione cutanea. Questa consapevolezza ha eliminato i timori per altre patologie, confermando come la reazione fisica fosse legata alla difesa della propria dignità.

Caso 3: Corinne – Il diritto di “mordere” e dissentire

La Sfida
Corinne si trova in una situazione di forte frustrazione professionale: partecipa a un corso costoso ma insoddisfacente, tenuto in una lingua straniera e senza supporto didattico adeguato. Per dovere professionale verso la sua titolare, Corinne deve tacere e gestire lo spazio, reprimendo la rabbia e il desiderio di protestare.

La Sintomatologia
Il mattino seguente allo sfogo verbale avuto con un’amica, Corinne si sveglia con un forte dolore e tensione alla gengiva, in corrispondenza di molari e premolari sinistri.

Il Percorso (Biologia delle Emozioni)
Il “sentito” biologico della gengiva è legato all’impossibilità di “mordere” o di trattenere ciò che si desidera (o di respingere ciò che non si vuole). Non potendo replicare durante il corso, Corinne ha vissuto un conflitto di svalutazione verbale: “non posso addentare la situazione”. Il dolore mattutino indica la fase di riparazione dopo lo sfogo serale.

Il Risultato
Comprendere questa correlazione ha dato a Corinne una nuova sicurezza. La consapevolezza che il suo corpo ha “parlato” per lei le ha fornito la forza per decidere di esternare subito il proprio dissenso in futuro, senza più somatizzare il silenzio forzato.